Pagine

Visualizzazione post con etichetta CILENTO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CILENTO. Mostra tutti i post

martedì 14 gennaio 2014

Cilento in Mostra


Trentova (Sa) di Francesco Saviano


Il CILENTO DALLA PREISTORIA AL RISORGIMENTO
Una mostra per far emergere le ricchezze del territorio 
8 marzo-31maggio 2014
Fiere di Vallo

In occasione del XV anniversario del riconoscimento Unesco del Parco Nazionale del Cilento Vallo
di Diano e Alburni verrà allestita la mostra-evento “Il Cilento dalla Preistoria al Risorgimento” che si svolgerà dall'8 marzo al 31 maggio 2014 presso le Fiere di Vallo della Lucania in provincia di Salerno. 
La mostra è stata pensata come percorso di valorizzazione e di riscoperta della storia, della cultura, dell'arte e del territorio e sarà corredata da attività didattiche per le scuole, incontri, convegni, presentazioni di libri, visite guidate presso le numerose e preziose realtà micro-museali disseminate sul territorio.
Si partirà dai reperti di epoca giurassica conservati nel Museo di Magliano e di era paleolitica emersi nell'area di Palinuro-Molpa dove è stato scoperto un insediamento di
uomo di Neandertal, ultimo focolaio prima dell'estinzione della specie, per arrivare ai reperti della civiltà eleatica, una delle pagine più importanti dell'evoluzione del pensiero occidentale provenienti non solo da Velia ma anche da Roccagloriosa e Caselle in Pittari, fino a documenti di epoca moderna come l'ordine di arresto di Giuseppe Mazzini e il manoscritto originale della Spigolatrice di Sapri.
Lo scopo sarà quello di fornire un punto di vista diverso sul Cilento, immenso museo a cielo aperto iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità, che non è solo archeologia ma è anche paesaggio, flora, fauna, agricoltura, gastronomia e religiosità.


Primula di Palinuro


La mostra è promossa dalla Banca di Credito Cooperativo Cilento e Lucania Sud, dal Parco Nazionale del Cilento e dal Comune di Vallo della Lucania, ideata da Francesco Castiello e curata da Carla Maurano, in collaborazione e col sostegno della Sovrintendenza per i Beni Architettonici e
Paesaggistici della Provincia di Salerno. 


venerdì 10 gennaio 2014

CHI SONO | IV


Sono nonno Biagio e il suo bastone che quando chiamava sbagliava sempre nome, sono il suo orto a mangiare noccioline e la sua gamba sempre gonfia in un fosso dietro l'ospedale. Sono via Nigli e “Richetta” e quanto mi voleva bene senza dirlo perché non aveva voce, ritardando la mia che a 2 anni ancora non parlavo con la bocca piena di brodo vegetale. Sono Menotti Grombone l'incendiario e il suo fascismo forsennato provocato dal furore dell'unica avventura vissuta in 96 anni, la guerra d'Albania, la prigionia e il ritorno alla consueta zappa, alle solite amanti e alle solite sigarette sul muretto della Chiesa, ai consueti sogni alimentati da una fantasia inesauribile e geniale, di passeggiate coi morti, gatti che parlano, quadriglie, scongiuri e malocchi alla vista di preti e medici e il rifiuto di togliersi il cappello al passaggio dei signori alla messa della domenica. Sono quella bambina costretta con un sorriso e con un abbraccio a cantare Allarmi siam fascisti e Faccetta nera e messa seduta su uno sgabello ad ascoltare quant'era bello il fascismo e sono quella bambina che in fondo ci provava ad assecondare quel pazzoide e stravagante vecchietto che ubriacava i cani, la persona che in assoluto ha più contribuito alla costruzione del suo antifascismo. Sono il mio bisnonno Michele Di Sevo che pascolò pecore e capre per tutta la vita, che ebbe molte figlie che chiamò a 2 a 2 con lo stesso nome perché era così felice d'esser di nuovo padre che beveva fino a perdere la memoria, che mangiò 3 capretti e bevve 15 litri di vino in una notte e si bruciò un piede nel caminetto mentre dormiva per riscaldarsi in una casetta di campagna, per morirne, poi, senza lasciare traccia: di lui non esistono fotografie, né ritratti, né scritti, infatti non sapeva scrivere. Sono la mia bisnonna Giuseppina, che consegnò un maiale troppo magro al suo “padrone” e fu cacciata perdendo anche i soldi della fune che aveva preso a pegno per trascinarlo, e cavò pietre che poi mi sono cresciute dentro. E sono la mia trisnonna Anna Maria sopravvissuta ai primi 100 anni di vita che perse la ragione e diventò un fantasma passando le ore a chiedere una bara. Sono mia nonna Carolina Rizzo che dormiva con le sue pecore di notte ché da sole avevano paura e che ha vissuto due volte la stessa vita, una coi piedi e con le mani l'altra con la testa. Sono la mia infanzia sotto casa all'Aria re lo viecchio, abitata da fantasmi di camion e roulotte di un'officina, e sono Marisa e Anna e il caffè con l'acqua, sono Diego e il suo odore forte che lo senti da lontano con Pina una corda e un triciclo, sono Damiano, le formiche da inseguire, i ragni da stanare, gli squali da catturare e tutto da sognare, sono quelle cantine piene di roba vecchia in cui andare a scappare dalla paura. Sono l'affetto di Nicola Rocco, sono Zammarrelli e la sua bottega di barbiere e di meraviglie, il bar di Lucia, le estati di tornei di tressette e briscola, le tavolate di 30 persone, gli amici di mio padre, Nicola, Mario e le partite della Roma, la noia delle processioni dei santi e le fughe da scuola sulla Tempetella, sono il mare e le grotte di Ascea con Luca che non rivedrò mai più, sono tutto questo verde e l'emozione di un incontro terrificante con un serpente, sono tutto questo sole, la torre di Velia e l'orizzonte, sono questo spazio vuoto e l'emozione di partire, che vaffanculo tutta quest'aria e questo spazio, sono questo ritorno e quest'attesa di ripartire che non avrà mai fine.  

CHI SONO | III

.
Sono la mia bisnonna Giuseppina, che consegnò un maiale troppo magro al suo “padrone” e fu cacciata perdendo anche i soldi della fune che aveva preso a pegno per trascinarlo, e cavò pietre che poi mi sono cresciute dentro. E sono la mia trisnonna Anna Maria che, sopravvissuta ai primi 100 anni di vita, perse la ragione e diventò un fantasma passando le ore a chiedere una bara.





CHI SONO | II


Sono il mio bisnonno Michele Di Sevo che pascolò pecore e capre per tutta la vita, che ebbe molte figlie che chiamò a 2 a 2 con lo stesso nome perché era così felice d'esser di nuovo padre che beveva fino a perdere la memoria, che mangiò 3 capretti e bevve 15 litri di vino in una notte e si bruciò un piede nel caminetto mentre dormiva per riscaldarsi in una casetta di campagna, per morirne, poi, senza lasciare traccia: di lui non esistono fotografie, né ritratti, né scritti, infatti non sapeva scrivere.

CHI SONO | I


Sono Menotti Grombone l'incendiario e il suo fascismo forsennato, ingenuo ed ignorante provocato dal furore dell'unica avventura vissuta in 96 anni, spezzata nel bel mezzo dalla ridicola guerra d'Albania, dalla prigionia e dal ritorno alla consueta zappa, alle solite amanti e alle solite sigarette sul muretto della Chiesa, ai consueti sogni alimentati da una fantasia inesauribile e geniale, di passeggiate coi morti, gatti che parlano, quadriglie, scongiuri e malocchi alla vista di preti e medici e il rifiuto di togliersi il cappello al passaggio dei signori alla messa della domenica. Sono quella bambina costretta con un sorriso e con un abbraccio a cantare Allarmi siam fascisti e Faccetta nera e messa seduta su uno sgabello ad ascoltare quant'era bello il fascismo e sono quella bambina che in fondo ci provava ad assecondare quel pazzoide e stravagante vecchietto che ubriacava i cani, la persona che in assoluto ha più contribuito alla costruzione del suo antifascismo. 

giovedì 7 novembre 2013

"Protesta del Popolo delle Due Sicilie"

diploma di carbonaro, 1820



"Protesta del Popolo delle Due Sicilie" di Luigi Settembrini, 1847

un pamphlet antiborbonico che secondo l'opinione di molti storici dette il via 

alla preparazione rivoluzionaria del 1848.

Gli stranieri che vengono nelle nostre contrade, guardando la serena bellezza del nostro cielo e la fertilità de' campi leggendo il codice delle nostre leggi, e udendo parlar di progresso, di civiltà e di religione crederanno che gl'italiani delle Due Sicilie, godono di una felicità invidiabile.
E pure nessuno stato di Europa è in condizione peggiore della nostra, non ecccettuati neppure i turchi i quali almeno sono barbari, sanno che non hanno leggi, son confortati dalla religione a sottomettersi a una cieca fatalità e con tutto questo van migliorando ogni dì; ma nel regno delle Sicilie, nel paese, che è detto giardino d'Europa, la gente muore di vera fame, è in istato peggiore delle bestie, solo legge è il caprìccio, il progresso è indietreggiare ed imbarberire, nel nome santissimo di Cristo è oppresso un popolo di cristiani. Se ogni paesello, ogni terra, ogni città degli Abruzzi, de' Principati, delle Puglie e delle Calabrie, e della bella e sventurata Sicilia potesse raccontare le crudeltà, gl'insulti, le tirannie che patisce nelle persone e negli averi; se io avessi tante lingue che potessi ripetere i lamenti e i dolori di tante persone, che gemono sotto il peso d'indicibili mali, dovrei scrivere molti e grossi volumi; ma quel pochissimo ch'io dirò farà certo piangere e fremere d'ira ogni uomo e mostrerà che i pretesi miglioramenti che fa il nostro governo sono svergognate menzogne, sono oppressioni, novelle più ingegnose.
Questo governo è un'immensa piramide, la cui base è fatta dai birri e dai preti, la cima dal re: ogni impiegato, dall'usciere al ministro, dal soldatello al generale, dal gendarme al ministro di polizia, dal prete al confessore del Re, ogni scrivanuccio è despota spietato, e pazzo su quelli che gli sono soggetti, ed è vilissimo schiavo verso i suoi superiori.
Onde chi non è tra gli oppressori si sente da ogni parte schiacciato dal peso della tirannia di mille ribaldi: e la pace, la libertà, le sostanze, la vita degli uomini onesti dipendono dal capriccio, non dico del principe o di un ministro, ma di ogni impiegatello, d'una baldracca, d'una spia, d'un birro, d'un gesuita, d'un prete. [...]



sabato 8 giugno 2013

L'AVVELENATA



Riri J.*




















A tutti voi cilentani che non siete mai stanchi di ripetere che amate la vostra terra, vorrei ricordare che la terra dovrebbe stare sotto i vostri piedi, tra le pieghe delle vostre scarpe, non nelle vostre teste. Io disprezzo il vostro attaccamento al territorio, quando questo significa essere attaccati alle sue risorse da spartire, o riempirsi la bocca di grandi azioni. Il vostro amore è quello che esprimete quando buttate l'immondizia sui cigli delle strade, quando guardate dall'alto in basso chiunque non sia nelle vostre squallide cerchie di amici d'interesse, perché tu dai una cosa a me ed io ne do una a te. Il vostro amore è quello che esprimete ogni volta che dite la parola "popolare" pensando che si tratti di un partito che continuate a votare da 60 anni. Il vostro amore è quello che esprimete quando appiccate 10 incendi al giorno per tre mesi, quando fate finta di non vedere gli eco mostri che spuntato sotto i vostri piedi, le strade dismesse, le vostre risorse inghiottite dai rovi. Odio le vostre melanzane 'mbuttunate, i vostri disgustosi dolci con miele industriale, le vostre sagre kitsch, le vostre allegre tavolate coi bicchieri di plastica, le vostre donne con le zeppe smaltate che ballano la tarantella, i vostri uomini sempre in pantofole, i vostri figli house con le magliette bianche e la gelatina, i vostri bar col karaoke, le vostre auto lucidate, le vostre foto in posa, i vostri matrimoni di lustrini, colombe, carrozze e buste piene di soldi. Odio il vostro razzismo buonista "perché è peccato", le vostre famiglie sfasciate da uomini in fuga con le straniere, l'intrigo da soap opera, la spettacolarizzazione della vostra mediocrità, i vostri debiti per organizzare banchetti per il battesimo e la prima comunione. Odio il vostro parlare pieno di supponenza, le vostre mode vuote, i vostri tormentoni religiosi e politici, il falso moralismo, le statue di padre Pio negli angoli delle piazze, quelle vostre gite nella dorata San Giovanni Rotondo. Odio il vostro essere nello stesso tempo fuori e al di sopra del tempo, l'autoelezione ad eletti e condannati, i vostri politici troppo scadenti per essere davvero corrotti, odio quell'indifferenza indistinta, e l'adorazione smisurata, la vostra incapacità di trovare un'identità comune che non sia quella effimera ed esule di infantili protagonismi e di interessi personali spacciati per idealità. Vi disprezzo per le vostre opinioni fotocopia e per le vostre tuttologie, la cosa che in effetti sapete fare meglio. Le vostre teste alte sono assolutamente fuori luogo.

Serena Di Sevo

*Riri J. è l'unica paternità / proprietà che sono riuscita ad attribuire a questa immagine. Qualsiasi segnalazione o correzione sarà la benvenuta.