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lunedì 15 aprile 2013

TUTTI DEFUNTI...TRANNE I MORTI



Saranno in dieci / legati al nostro nome / uno ne rimarrà / non si sa come / e da quei nove morti / composti al cimitero / avrà luce il tesoro / e scoprirai il mistero / Tutto avverrà la notte maledetta / in cui la quercia antica / cadrà sotto la saetta

TUTTI DEFUNTI...TRANNE I MORTI
di Pupi Avati, Italia 1977
con: Gianni Cavina, Francesca Marciano, Carlo Delle Piane, Greta Vajan, Michele Mirabella

1950. Dante, trova finalmente un lavoro ricevendo l'incarico di vendere un libro ricavato dal manoscritto “Misteri, leggende e delitti dei Castelli Emiliani”; arriva nel palazzo dei marchesi Zanetti con due copie del misterioso volume. Il programma salta, la casa è in subbuglio per la morte del capofamiglia Ignazio, e per il susseguirsi di inquietanti delitti. Il goffo Dante e il tonto investigatore Martini sono gli ignari spettatori del teatrino di famiglia: una galleria di personaggi strampalati e grotteschi variamente legati da vincoli di sangue, minacciati dalla furia omicida di un misterioso uomo/nero con la voce stridula. Un nano, fissato negli anni nell'immagine di bambino prodigio; Donald, un omaccione con problemi clinici da masturbazione compulsiva, un'avida coppia di coniugi, la matrona di casa e il suo nuovo compagno appassionato di far west, la serva buffa, lo schizzato cameriere...e infine Ilaria, quantomeno incasinata. Tutti chiusi in un castello (che è quello di Carrobbio di Massa Finalese). Esiste situazione più classica di così per un giallo? Ma qui la situazione è montata a mestiere per essere smontata ad arte. 
Realizzato dal medesimo team e a un anno di distanza da La casa dalle finestre che ridono, ha una vocazione di fatto opposta perché così come nel film del '76 l'obiettivo era quello di cimentarsi nel territorio impervio e disseminato di trappole dell'horror in senso stretto, qui, lo scopo è non solo parodiare il genere e gli schemi consolidati dalla tradizione, ma tentare di ripensare se stesso come autore, stemperare la serietà della produzione cinematografica precedente. L'"horror padano" di Pupi si trasforma in dissacrante parodia, in divertissment, gioco, stemperando con abilità i pur numerosi momenti di suspance con invenzioni farsesche godibilissime. Come di consueto accade ai registi di genere horror (vedi ad esempio l'esperimento Per favore non mordermi sul collo di Polanski), anche Pupi cede al fascino della parodia, assecondando in realtà gli impulsi comici intrinseci e latenti creati dalle "situazioni" che veicolano la paura. Una delle peculiarità dell'horror risiede proprio nella precarietà del genere (vedi a tal proposito cosa dico qui), nel rischio di oltrepassare i limiti e sconfinare nello humor, nel trash, nello splatter; così, per mantenersi puri, gli autori sono costretti ad un autocontrollo serrato e alla pratica dell'onanismo stilistico. Qui troviamo invece un abbandono nel territorio proibito dall'horror che è un naufragio stilistico, e troviamo un ulteriore tassello nella ri/costruzione dello sconfinato repertorio di ataviche superstizioni e paure di cui è intrisa la cultura popolare dei contadini padani e romagnoli. L'ironia è lo strumento della libertà, a livello metafilmico e intellettuale, perché non c'è nulla che indaghi meglio e più in profondità di una grassa, grossa, sana risata. E poi lo humor è il fratellino piccolo e sveglio dell'horror, perché è con una risata che si stemperano o si acuiscono i peggiori spaventi. 
*E così se sei solo in una casa di due piani nella periferia di Urbino - città nuova per te, con un cimitero ebraico a pochi passi da casa, con la vicina che ama passeggiare sui tacchi alle 3 di notte e le porte in attesa di una radicale e profonda lubrificazione, cosa fai volpe? Ma ovvio, guardi film horror! E quale sarà il giusto contrappasso alla tua scempiaggine? Sentire una vocina che ride alle tue spalle mentre sei tutta presa dal gioco delle porte, neanche fossi la Kidman in The Others





mercoledì 20 marzo 2013

FANTASMI FATTI IN CASA

Johann Heinrich Füssli, The Nightmare 1781


Se ti capita di ritrovare nella cantina di tua nonna ormai defunta una collana di libri sui fantasmi [dei Tascabili Economici Newton, 100 pagine 1000 lire], potresti essere indotto a credere che stai un tantino esagerando con questa storia di dare un tocco romantico alla tua vita. Ma tant'è, e non potendo sottrarti alle fortuite coincidenze del caso, decidi di assecondarlo. Ti accorgi così che esistono molte tipologie di fantasmi: quelli italiani, quelli irlandesi, inglesi, tedeschi, francesi. Li ha affrontati Mérimée (la Venere d'Ille), Théophile Gautier (Il piede della mummia), Zola (La casa degli spettri), Guy De Maupassant (Chi lo sa?) Hoffmann (L'ospite misterioso), Walpole (La vecchia), Pirandello (La casa del Granella)...Fitz James O'Brien (Che cos'era?) e li sto affrontando io...dedicandomi alla loro lettura, scappando dai miei per caricarmi dei loro. Indecisa sul percorso da seguire decido così, a simpatia, di partire dalla Francia, luogo in cui, pare, i fantasmi abbiano avuto una proliferazione straordinaria anche tra gli autori di estrazione realista; naturalmente i fantasmi di Zola e Maupassant non potevano non infilarsi dentro casa, venirti a scovare nella tua realtà, a terrorizzarti laddove ti senti più al sicuro. Certo che se ti capita di leggere Il piede della mummia di Gautier potresti essere piuttosto portato a credere che quel giorno Gautier era a corto di idee o che avesse una gran voglia di scherzare, perché onestamente non c'è qualcosa di meno spaventoso di una principessa egiziana tutta in ghingheri che ti entra in camera di notte per riprendersi il suo piede che tu hai allegramente acquistato da un rigattiere per usarlo come fermacarte. La principessa si rimette a posto il piede, ma non contenta ti porta a fare un giro da suo padre, e tu giacché ci sei ne approfitti per chiederla in sposa...Mi sembra un po' troppo, e mi sa troppo di "fantozziata" per poter stimolare il mio pur suscettibilissimo punto della paura. Per non parlare del simpaticissimo e favolistico protagonista di Chi lo sa? di Maupassant, che si consegna in manicomio dopo aver visto tutti i mobili e gli oggetti di casa sua uscire in fila indiana dalla porta di ingresso. Ed è un classico fantasma anche quello di Angelina in La casa degli spettri di Zola, dove troviamo un mix concentratissimo di fortunati espedienti horror: la villa abbandonata, il degrado del giardino, i cigolii delle porte e delle finestre, l'eco del lamento di una ragazza morta in circostanze misteriose...
Mi si potrebbe obiettare che ho "qualcosa" contro i francesi, tuttavia il discorso non cambia se passiamo oltre, in Irlanda per esempio. Ebbene, provate a farvi terrorizzare dal Che cos'era? dell'irlandese O'Brien alle prese con un fantasma invisibile sì, ma dotato di una materialità corporea tale da poter fare a pugni, venir legato e persino morire di fame! E ancora da Margaret, in Capelli d'oro di Bram Stoker, il fantasma forse più "moderno" fra tutti, quanto meno il meglio organizzato: il non si sa bene se marito o compagno Geoffrey cerca senza successo di ucciderla, lei torna per cercare vendetta su di lui e sulla nuova moglie ma finisce per farsi ammazzare davvero; le scarse abilità vendicative dimostrate in vita dispiegheranno un inquietante potenziale in morte servendosi della ricrescita di una mortifera chioma bionda. Ma cos'hanno in comune questi fantasmi? Difficile negargli una dimensione casalinga, difficile sconfessare la loro vocazione domestica, familiare. La casa è l'ambientazione horror per antonomasia, la famiglia il cast stellare, di vittime e carnefici; il matrimonio il germe della follia; non sono mai stata una fan del matrimonio, ma cristo santo deve fare proprio un brutto effetto per indurre schiere e schiere di autori a farsi tormentare dalle pareti di casa. [Altrove affronterò i tedeschi e gli anglofoni] 
Che effetto fa un fantasma nel 2013? Probabilmente fa morir dal ridere, certo può ancora fare una certa paura, ti può far morire anche, ma deve essere davvero bravo e certamente deve stare fuori da un libro o da un film e farsi in qualche maniera vedere o sentire proprio accanto a te, mentre cammini in quel corridoio strettissimo con le luci basse; essere lì con te perché tu possa dargli una minima possibilità. Gli altri fantasmi, quelli che sono riusciti chissà come a farsi accogliere da un autore, se ne vanno quasi tutti da dove sono venuti portandosi dietro una grande frustrazione. Pensi di spaventarmi? Forse non è questo il punto, forse il ruolo dei fantasmi è altrove. Ma dove? Il problema dell'aldilà, cosa c'è dopo la morte, cosa sono i rumori che sento in cantina? E così presa da pensieri altissimi quanto inutili che ti becco in tv?





PERIMETRO DI PAURA

titolo originale: 100 Feet
di Eric Red, USA 2008.

Marnie, condannata  per omicidio, ritorna a casa dopo aver trascorso un periodo di prigionia: sconterà il resto della pena agli arresti domiciliari, nella casa dove ha vissuto un matrimonio da incubo, maltrattata e pestata a sangue dal marito poliziotto, dove lo ha infine ucciso con tre coltellate. Ad attenderla, troverà lo spettro di Mike, il quale non sembra intenzionato a perdonarla anzi, ha tutta l'aria di essere molto incazzato. E che non ti venga in mente di scappare, perché la polizia è lì sull'uscio pronta come al solito a fare la cosa sbagliata.

Diciamolo subito: è un brutto film. Ma qui ed ora calza a pennello. Il fantasma del buon vecchio Mike ha un'aria consunta, sembra che qualcuno gli abbia buttato dell'acido sulla faccia e che stia lentamente ardendo vivo [saranno le fiamme dell'inferno?] Come se non bastasse ci sembra pure abbastanza confuso poverino, e a tratti ti viene la voglia di compatirlo, perché le sue sono le incursioni un po' impacciate di un marito geloso [che lancia i piatti contro la moglie e pesta a sangue il giovanotto della spesa che lei si è portata a letto] e non i meticolosi propositi di un'anima dannata. Certo è ironico. Per una volta si finge che a vincere la quotidiana guerra casalinga fra coniugi sia lei, la donna, e non, come di consueto, il maschio, ma solo per smentire tutto dopo 5 secondi, dandogliela vinta pure da morti. Dunque è questo lo scopo ultimo dei fantasmi? Quello di ritornare per rimettere ordine? L'ennesima invenzione del genere umano per rimandare ad un altrove ciò che non sappiamo o non vogliamo fare in vita? O un meccanismo masochistico per auto-torturarci? Di certo c'è che i fantasmi tengono compagnia, sono una buona scusa per i pigri per non andare in bagno di notte, e sono di gran lunga più simpatici dei sempreverdi vampiri e ancor più degli zombie tanto di moda oggi. Almeno i fantasmi usano l'immaginazione per spaventarci.

Serena Di Sevo

lunedì 11 febbraio 2013

FUNNY GAMES US

di Michael Haneke, 2007
Morirai, ma non puoi sapere perché.

Notte insonne. Non ci vuole molto, lo riconosco. Di solito ci riescono bambine con gli occhi da cerbiatto, ragazzine acrobatiche, presenze nascoste sotto il letto e tutto ciò che avviene in un'automobile (chi, come me, guida spesso in solitaria per strade deserte, capirà). Ma questa particolare notte è stata davvero una novità; panico totale. Il caso vuole che per la prima volta da quando possiedo un cellulare e su suggerimento di mio padre (...) decido di spegnerlo prima di andare a dormire. Dopo pochi minuti di sonno, mi sveglio in preda al panico, cerco il cellulare, più che altro una fonte luminosa...premo un tasto a caso...nulla. L'unica cosa che riesco a vedere nel buio, nell'arco dei pochi istanti che mi separano dall'interruttore della luce, è un ragazzo con la faccia da schiaffi, tutto vestito di bianco intento a giocherellare con una pallina da golf, vuole uccidermi, è chiaro.

Funny games US, 2007. Lo avevamo già visto nel '97: il titolo è lo stesso, il film è lo stesso; non c'è innovazione né nella trama né nella sostanza, persino il regista è lo stesso. Ma stavolta l'intenzione è quella di farsi notare, di non passare inosservati e "arrivare" al grande pubblico americano. Prima regola: farsi aiutare da qualche star...come Naomi Watts.
Una famiglia tranquilla parte tranquilla per una vacanza tranquilla nella tranquilla villa sul mare tranquillo. Tranquilli, state per morire.
Ma perché? E perché ha importanza? Quando hai paura, hai paura. Quando pensi che appena girerai l'angolo qualcuno ti colpirà alla testa con una scure, non ti interessa affatto il perché, al massimo puoi augurarti che non ti faccia troppo male...Tanto tu lo sai che l'unica cosa che interessa al tuo omicida è terrorizzarti, e nel portarti alla follia totale, magari riuscire ad ammazzare il tempo, farsi due risate. Ed ecco il gioco: uno se ne sta tranquillo a casetta, a preparare la cena o a strisciare dalla sedia al divano e dal divano al letto (e viceversa) e improvvisamente ti arriva uno che vuole delle uova. Ma per romperle. Haneke porta alle estreme conseguenze il discorso sull'horror. Cosa realmente ci spaventa? Un mostro bruttissimo che urla in modo disumano al nostro indirizzo? Uno zombie che perde un piede mentre cammina e che ti guarda in modo ambiguo dalla sua pupilla penzolante? O basta un ragazzo carino ed educato con gli occhi celesti e i capelli biondi (l'ipocrisia dello spettacolo si manifesta anche così, non conta quanto "cattivo" sia il racconto della tv o del cinema, l'importante è che il narratore sia "cool")?
La paura si trova dietro l'angolo della quotidianità, perché ciò che ci spaventa è perdere le nostre certezze, ciò che ci terrorizza è scoprire che la nostra vita e tutto ciò che sappiamo è solo apparenza, sogno. Noi uomini non abbiamo nulla in comune con gli animali (si diceva ieri a cena). Sono d'accordo. L'horror è uno degli elementi che separa l'uomo dal mondo animale. L'animale non terrorizza per terrorizzare, non si diverte, è crudele per necessità. L'animale scappa perché ha paura di morire, vuole salvarsi. L'uomo crea la paura e la usa per interrogare l'universo; l'uomo terrorizza  per terrorizzare, è crudele per volontà, ma è terrorizzato da se stesso, impaurito dalla paura stessa, quell'elaborata paranoia costruita sul lato irrazionale del pensiero. Siamo terrorizzati dall'irrazionale, ma irrazionalmente gli andiamo incontro, come sempre fanno le ragazze sceme nei film quando sentono un rumore in soffitta.

Serena Di Sevo