L'assassino [pubblicato per la prima volta in Dans le train num. 17, dicembre 1949, e in Italia in L'Unità 21 marzo 1988]
di Boris Vian [10 marzo 1920, Ville-d'Avray, Francia | 23 giugno 1959, Parigi, Francia]
racconto breve
racconto breve
Perché Caino ammazzò Abele
Era
una prigione come un'altra, una
baracca d'argilla e
paglia dipinta di giallo cucuzza,
con camino impudico
e
tetto di foglie d'asparago.
Questo accadeva da
qualche parte nei
tempi antichi, c'era sparso
attorno un sacco di
ciottoli e conchiglie di ammoniti,
trilobiti e compagnia
bella, residui dell'era glaciale. Nella prigione,
si sentiva russare in
giavanese, a strappi. Entrai. Un
uomo giaceva sul tavolaccio,
addormentato. Indossava delle mutande blu e ginocchiere di
lana.
- Oéoéoéoé
gli gridai nell'orecchio. Avrei
potuto gridare qualche
altra cosa, direte voi,
ma tanto dormiva e non
sentiva. Quel grido, tuttavia,
lo ridestò.
- Arrgrr! fece per schiarirsi la gola.
- Chi è quel rimbambito che ha aperto la porta? - Io dissi. Evidentemente, ciò non gli piaceva granché, ma non sperate di saperne di più neanche voi.
- Dal momento che confessa, osservò, vuol dire che è colpevole.
- Ma anche lei lo è, replicai, o non sarebbe in prigione.
Difficile opporsi alla mia logica dialettica assolutamente diabolica. In quel momento, per giunta, una cornacchia bianca e rossa entrò dal lucernaio e fece sette volte il giro della cella. Rivolò via quasi subito e mi domando ancora, dieci anni dopo, se la sua comparsa avesse un senso. L'uomo, ammansito, mi guardò e scosse il capo.
- Mi chiamo Caino, disse
- Piacere
- Suppongo lei voglia chiedermi perché ho ammazzato Abele.
