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domenica 8 dicembre 2013

LA FEBBRE DEL SABATO SERA LISERGICO


[Questo di sette è il più gradito giorno, pien di speme e di gioia: diman tristezza e noia...]
Nessuno ha voglia di sentir parlare di un passato migliore e sentir ripetere che prima si stava meglio, nessuno ha voglia di mettersi a fare l'ennesima discussione sulla validità del sentimento della nostalgia e sulla realtà di un'umanità contaminata dai vizi del progresso. Chiunque si sparerebbe in testa piuttosto che subire l'eterna lezione sulla saggezza degli antichi. Che poi chi sono questi antichi nessuno lo sa, misteriosi come sono, avvolti dalla fitta nebbia della leggenda. Eppure questi antichi hanno da insegnarci tutta una serie di vantaggi sullo stile di vita antico. Capostipite di questi vantaggi è il sentimento del sabato, il giorno di Saturno, il giorno del riposo, il giorno dell'astensione dal lavoro. Il sabato come apoteosi della speranza, il sentimento cristiano dell'attesa che non disdegna un certo godimento dei risultati. Speranza e godimento sono per eccellenza i sentimenti contrari all'oggi, un luogo abitato da cinici, disoccupati, disillusi e arrabbiati, creature intrappolate in un'eterna domenica.
Il sabato, quell'attimo di luce riflessa che acceca e ubriaca, è sabato perché intorno a noi è sabato.
C'è qualcuno della tua cerchia, un isolato, che puoi vedere soltanto di sabato, perché lavora [shhh]. C'è un paese intorno che dice che la domenica è il giorno del Signore e la mattina bisogna andare in Chiesa, magari [shhh] a pregare per essere iscritti alla lista d'attesa per il miracolo, il lavoro retribuito. Il sabato è sabato perché è un'ottima scusa per bere, bere come se non ci fosse un domani in cui dire /io non bevo più/. I risultati sono sempre disastrosi. Uscire con l'amico occupato scatena sulla nostra auto-stima una serie di conseguenze a catena difficili da fermare, perché tu che sei un disoccupato con molto tempo libero a disposizione, ti ritrovi a osservare l'aulica perfezione fisica e il brillante accostamento di colori dei suoi vestiti, mentre tu...tu fai pendant con lo sciatto paesaggio alluvionato. Per finire a contare le ore del giorno, chiedendoti come ha fatto ad andare in palestra, dal dentista, dall'estetista, a trovare l'amica che ha partorito, a prendere un caffè con un vecchio compagno di scuola, per vedere l'ultimo film di Tarantino, conoscere la programmazione di Fuori Orario e sapere cosa sta succedendo in Siria, così finisci per chiedergli se per caso non sappia anche cosa hai fatto tu tutta la settimana e qualche consiglio per la prossima /chi hai detto che è il tuo parrucchiere? Ma tanto non lo ricorderai. Nel tuo sabato non c'è speranza né godimento, perché è la domenica il tuo giorno, quello della disillusione, dei postumi, del rinnovato fallimento del proposito di fare qualcosa di domenicale, il giorno della discesa del Signore. Triste triste domenica, questa volta corredata da un difficile lunedì. #Renzi.

martedì 1 ottobre 2013

DITALINI O DELL'ONANISMO CIVILE

La pasta scotta

C'era una volta un paese chiamato Italia dove viveva un certo signor Barilla. Il suddetto signore era a capo di un'azienda ed era notoriamente un po' tonto, nessuno si aspettava però che lo fosse fino al punto di andare, volontariamente, sui propri piedi, a seppellirsi pubblicamente. Avvenne infatti che, un bel giorno di settembre, si svegliò di buon'ora per andare a dichiarare in radio la strategia di marketing prescelta dalla sua azienda per comunicare il proprio prodotto. Raccontò (generando guerre, morte e distruzione tra i popoli italici che da molti secoli vivevano in pace e crescevano prosperi) di aver scelto la famiglia tradizionale come testimonial della pasta Barilla. Amen.
Una famiglia ideale quanto utopica: benestante, composta da papà, mamma e figlioletti tutti insieme, tutti belli, a mangiare intorno a un tavolo senza litigare, mentre fuori splende il sole, e cantano gli uccellini, e se fuori piove, casa Barilla è il luogo dove trovar riparo. Sì la realtà è diversa. Spesso a tavola si sta in silenzio, spesso mamma e papà non sono felici e i bambini fanno storie perché non hanno voglia di mangiare, spesso fuori piove, la pasta è scotta e il sugo troppo salato, spesso le donne sono state appena picchiate o lo saranno subito dopo, oppure i mariti sono stati traditi, spesso non c'è alcuna famiglia, perché lui o lei non si sono mai sposati, perché non ne avevano voglia o perché erano troppo brutti, troppo stupidi o troppo sfortunati per trovar moglie, altre volte la coppia non ha figli per scelta o per disgrazia.
In altri casi, appunto, la coppia è formata da due donne o da due uomini, una coppia che però, mai (in relazione alle condizioni attuali), in nessun caso in Italia, corrisponderà ad una famiglia, perché -non so forse non ve ne siete ancora accorti- in Italia il matrimonio omosessuale non è consentito e non è consentito alle coppie omosessuali di adottare bambini e con il beneplacito di 8 italiani su 10, e nonostante l'infittirsi delle file di attivisti che nelle ultime ore si sono scoperti sensibili alla causa gay, che storceranno il muso e avranno da aggiungere qualche "ma" e qualche perplessità prontamente giustificata dall'immaturità dei tempi.  E la responsabilità non è affatto del signor Barilla, e per quanto il linciaggio mediatico possa essere divertente, e aiutare in alcuni casi a scaricare sul primo venuto il peso delle frustrazioni quotidiane che ci attanagliano, questo è un fatto che l'urlo della moltitudine non può cambiare. Detto questo e ribadito il fatto che il signor Barilla è libero di pensare ciò che vuole sulla famiglia così com'è o come vorrebbe che fosse perché chissenefrega di cosa vuole lui, rimane anche il problema innegabile della responsabilità civile di questo signore e di chi come lui porta le redini di aziende piccole e grandi che si reggono sull'identità nazionale, dato l'enorme impatto che la pubblicità produce sull'immaginario collettivo. Ma mettiamoci cinque minuti in silenzio in un angolo a pensare se davvero fino a qualche giorno fa eravamo convinti che la Barilla o chi per lei promuovesse attraverso il proprio marchio una rappresentazione anticonformista della famiglia e sostenesse nel proprio piccolo la rivoluzione culturale auspicata dal mondo gay e non solo.
La famiglia protagonista delle campagne pubblicitarie (di pasta e non) è sempre uguale a se stessa da anni, ed io fossi in voi inizierei a dubitare piuttosto della mia capacità di osservazione invece di preoccuparmi delle gaffe di uno che non è un politico né possiede alcuna capacità decisionale sulla società civile. L'ennesimo teatrino. L'Italia che alza la cresta per boicottare un'azienda non già perché non abbia scelto la famiglia gay per pubblicizzare la pasta asciutta, ma perché il suo capo entra nelle vostre case e ve lo dichiara, facendovi scoprire l'acqua calda, è la stessa Italia dove nessuno muove un dito contro il dilagare dell'omofobia e del razzismo in forma massiccia e dichiarata nella classe dirigente e nelle politiche degli ultimi anni, nessuno si scandalizza di fronte ai frequentissimi suicidi provocati dal bullismo, e dove si continuano a confondere le carte sulle competenze e le responsabilità. Inoltre mi permetto di dubitare dell'onestà intellettuale di quanti hanno partecipato a questo pubblico linciaggio, perché nonostante il livello di partecipazione enorme lascerebbe ben sperare sul cambiamento della mentalità del paese, la realtà applicata dal paese stesso rispetto ai tormentoni mediatici si dimostra sistematicamente diversa dall'apparenza. Così che il bombardamento mediatico e il pubblico martirio causato dal signor Silvio Berlusconi abbia prodotto in realtà l'esorcizzazione del problema facendolo di fatto diventare cancerogeno, oggetto d'arredamento sistemato accanto al Colosseo o tra le rovine di Pompei. Così che la pratica del modello social e epidemico delle proteste non possa essere considerata come fenomeno incisivo sulla società e sulla politica, ma debba invece essere inquadrata all'interno delle bolle mediatiche per capacitarsi della sua natura implosiva: si tratta di onanismo civile, dell'intrattenimento della società civile in un'orgia collettiva di protesta con risultati sistematicamente mancati perché non costitutivi dell'interesse induttivo del fenomeno.


Donald Blumberg, The family, 1967


sabato 8 giugno 2013

L'AVVELENATA



Riri J.*




















A tutti voi cilentani che non siete mai stanchi di ripetere che amate la vostra terra, vorrei ricordare che la terra dovrebbe stare sotto i vostri piedi, tra le pieghe delle vostre scarpe, non nelle vostre teste. Io disprezzo il vostro attaccamento al territorio, quando questo significa essere attaccati alle sue risorse da spartire, o riempirsi la bocca di grandi azioni. Il vostro amore è quello che esprimete quando buttate l'immondizia sui cigli delle strade, quando guardate dall'alto in basso chiunque non sia nelle vostre squallide cerchie di amici d'interesse, perché tu dai una cosa a me ed io ne do una a te. Il vostro amore è quello che esprimete ogni volta che dite la parola "popolare" pensando che si tratti di un partito che continuate a votare da 60 anni. Il vostro amore è quello che esprimete quando appiccate 10 incendi al giorno per tre mesi, quando fate finta di non vedere gli eco mostri che spuntato sotto i vostri piedi, le strade dismesse, le vostre risorse inghiottite dai rovi. Odio le vostre melanzane 'mbuttunate, i vostri disgustosi dolci con miele industriale, le vostre sagre kitsch, le vostre allegre tavolate coi bicchieri di plastica, le vostre donne con le zeppe smaltate che ballano la tarantella, i vostri uomini sempre in pantofole, i vostri figli house con le magliette bianche e la gelatina, i vostri bar col karaoke, le vostre auto lucidate, le vostre foto in posa, i vostri matrimoni di lustrini, colombe, carrozze e buste piene di soldi. Odio il vostro razzismo buonista "perché è peccato", le vostre famiglie sfasciate da uomini in fuga con le straniere, l'intrigo da soap opera, la spettacolarizzazione della vostra mediocrità, i vostri debiti per organizzare banchetti per il battesimo e la prima comunione. Odio il vostro parlare pieno di supponenza, le vostre mode vuote, i vostri tormentoni religiosi e politici, il falso moralismo, le statue di padre Pio negli angoli delle piazze, quelle vostre gite nella dorata San Giovanni Rotondo. Odio il vostro essere nello stesso tempo fuori e al di sopra del tempo, l'autoelezione ad eletti e condannati, i vostri politici troppo scadenti per essere davvero corrotti, odio quell'indifferenza indistinta, e l'adorazione smisurata, la vostra incapacità di trovare un'identità comune che non sia quella effimera ed esule di infantili protagonismi e di interessi personali spacciati per idealità. Vi disprezzo per le vostre opinioni fotocopia e per le vostre tuttologie, la cosa che in effetti sapete fare meglio. Le vostre teste alte sono assolutamente fuori luogo.

Serena Di Sevo

*Riri J. è l'unica paternità / proprietà che sono riuscita ad attribuire a questa immagine. Qualsiasi segnalazione o correzione sarà la benvenuta.