giovedì 10 dicembre 2009
Il mestiere del cinema e il cinema di mestiere.
martedì 8 dicembre 2009
FUORI TRACCIA
martedì 10 novembre 2009
L'altra faccia del Rinascimento
di Florestano Vancini
Italia 2005
...E ridendo l'uccise, ultima fatica, testamento di Florestano Vancini (morto a Roma nel 2008) è un film eccellente che pone un sigillo definitivo al carattere e alla storia dell'autore e della sua opera: l'interesse per la storia, l'amore per la sua città, Ferrara, la vocazione didattica, la riscoperta e la diffusione della cultura e dell'identità italiana, caratterizzato da una minuziosa ricerca storica - ambientato a Ferrara all'inizio del 500 - costruita sui dettagli, e potenziata dalla traspirante passione dell'autore per la materia trattata; la definizione dell'ambiente sociale e culturale è tutt'altro che retorica, e non prevalentemente estetica come spesso avviene nei film di costume, ma si alimenta della straordinaria cultura dell'autore e dei suoi collaboratori: il film è una perla di riflessi, arte, musica (Ennio Morricone), letteratura (in particolare riferimenti ed estratti da Ariosto, Matteo Bandello, Antonio Cammelli), linguaggio, costumi, società.
La pellicola procede sul filo delle vicende della corte ferrarese degli Este, e delle lotte intestine per il potere tra i quattro figli di Ercole in seguito alla sua morte; sulla materia ufficiale del film si insinuano molteplici fattori che contribuiscono a generare sullo spettatore una visione d'insieme sul microcosmo rappresentato, in un continuo scambio di battute tra la corte e il popolo, in un continuo passaggio di ambientazione, di registri linguistici, scambio costruito appunto come discorso dialettico con tanto di arbitro: il buffone Moschino (un bravissimo Manlio Dovì), coinvolto suo malgrado nei tentativi di conquista del potere da parte dei due congiuranti Giulio (figlio illegittimo di Ercole) e Ferrante ai danni del duca Alfonso (un libertino, assoggettato al forte carisma della moglie Lucrezia Borgia) e del futuro Cardinale Ippolito.
Straordinaio l'epigolo del film, anche in questo caso frutto dell'ispirazione letteraria di Vancini, tratto da una novella del Bandello, autore di numerosi scritti in cui si descrivono usi e scherzi utilizzati dai buffoni per intrattenre i loro padroni. E su questi versi si chiude il film:nel transito con lui un pezzo rise,
di poi scherzando e ridendo l'uccise.
Così Vancini smascherava il Risorgimento in Bronte, denunciava gli ignavi in La lunga notte del '43, rileggeva lucidamente l'episodio dell'uccisione di Matteotti in Il delitto Matteotti, sempre toccando i nervi scoperti della storia d'Italia, che ancora una volta rimane omertosa.
Da vedere, recuperare, diffondere.
martedì 29 settembre 2009
artecinema

Artecinema14° festival internazionale di film sull'arte contemporanea
La 14ma edizione di Artecinema, Festival Internazionale di Film sull’Arte Contemporanea curato da Laura Trisorio, si terrà a Napoli dal 15 al 18 ottobre 2009, nel centralissimo Teatro Augusteo (1400 posti).
Ad ingresso gratuito, Artecinema è il primo festival del genere in Italia e rappresenta un appuntamento insostituibile dal 1996; riconosciuto a livello internazionale per il suo alto valore culturale e didattico, si avvale del sostegno di istituzioni pubbliche e sponsor privati.
Nelle tre sezioni del festival – Arte e Dintorni, Architettura, Fotografia – vengono mostrati documentari sugli artisti, gli architetti e i fotografi più interessanti della scena contemporanea con proiezioni dalle 17 alle 24 (senza repliche) intervallate da incontri e dibattiti con registi, artisti e produttori.
La manifestazione è inserita nel percorso di avvicinamento al Forum delle Culture 2013 e dedica al tema del Forum – Lo sviluppo sostenibile – molti dei film in programma.
I temi dell’identità culturale, del nomadismo, dell’emigrazione, della contaminazione, affrontati da artisti quali Cindy Sherman, Kimsooja, Doris Salcedo, William Kentridge, Alfredo Jaar, sono questioni cruciali per il futuro dei popoli nell'ottica di una crescita culturale "sostenibile", così come è fondamentale la questione dell’ambiente e dell’ architettura ecocompatibile, come ci insegna Nader Khalili in Designing with Nature.
In anteprima europea sarà presentato Compassion:William Kentridge, Carrie Mae Weems, Doris Salcedo, della serie Art 21 dell’emittente televisiva PBS.
In prima nazionale sarà presentato il film di Chiara Clemente Our City Dreams che vede protagonisteNancy Spero, Marina Abramovic, Kiki Smith, Ghada Amer e Swoon, artiste molto diverse per generazione, stile e cultura.
Grande attesa per il film Chew the fat diretto da Rirkrit Tiravanija una conversazione a più voci con alcuni tra i più noti artisti del momento: Andrea Zittel, Angela Bulloch, Carsten Hoeller, Dominique Gonzalez-Foerster, Douglas Gordon, Elizabeth Peyton, Jorge Pardo, Liam Gillick, Maurizio Cattelan, Philippe Parreno, Pierre Huyghe, Tobias Rehberger.
Nella sezione fotografia sarà presentato il film Visual Acoustic: The Modernism of Julius Shulman, tributo a uno dei più noti fotografi d’architettura al mondo, scomparso di recente ed un filmato su Mimmo Jodice.
Sono in programma, inoltre, documentari sugli artisti Jörg Immendorff, Anish Kapoor, Sam Francis, Tony Cragg, Alexander Calder, Richard Serra, Spencer Tunick, Felice Varini, Jenny Holzer, Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla; sugli architetti Peter Eisenman, Zaha Hadid, Steven Holl.
Per tutti i filmati in lingua originale è prevista la traduzione simultanea in cuffia.
Il programma definitivo verrà pubblicato sul sito www.artecinema.com.
14°Festival Internazionale di Film sull’Arte Contemporanea
15, 16, 17, 18 ottobre 2009, Ore 17/24
Teatro Augusteo
Piazzetta Augusteo Napoli
Ingresso alle proiezioni: gratuito
Lingua Originale/traduzioni simultanee
www.artecinema.com
Informazioni generali:
Associazione Culturale Trisorio
Riviera di Chiaia 215
80121 Napoli
Tel/fax +39 081 414306
martedì 22 settembre 2009
The age of stupid
di: Franny Armstrong
Gran Bretagna, 2009
Sarà sugli schermi internazionali da martedì 22 in occasione dell'incontro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il documentario The age of stupid di Franny Armstrong.
Il documentario è costruito sulla sconcertante evidenza che "non ci siamo salvati quando potevamo" non abbiamo guardato al futuro, correggendo il processo di manipolazione e stravolgimento del pianeta, del cambiamento climatico, del riscaldamento globale. La questione è affrontata mediante un punto di vista temporale capovolto, la "mostrazione" di un futuro prossimo catastrofico ancora evitabile. L'esperimento, salutato come l'evento cinematografico del decennio, si basa sull'interpolazione tra documentario e genere fantascientifico, e quindi tra etica e cinema:
☛l'evento mira a diventare la premiere più vista della storia del cinema grazie alla tecnologia satellitare che permette nei cinema predisposti, di trasmettere in alta definizione qualsiasi contenuto multimediale in contemporanea. Questo aspetto, che consente di risparmiare sulla produzione delle pellicole e sulla loro distribuzione, abbatte notevolmente le emissioni di Co2, un risultato già ottenuto nei 3 anni di produzione del film: i 105 membri della crew hanno consumato quello che 8 cittadini britannici o 4 americani consumano in un solo anno. La premiere mondiale consumerà appena l'1% di emissioni rispetto ad un normale evento di promozione globale di un film. (mymovies)
www.ageofstupid.net
http://www.wwf.it
Abbiate Guazzone (Va)- Nuovo- P.zza Unità d’Italia 1
Agnosine (Bs)- Giovanni Paolo II- Via G. Marconi 43
Genova - Cineplex porto antico- Magazzino del cotone
Frascati (Rm)- Politeama- Largo Panizza 5
Lioni (av)- Nuovo- Via Nittoli snc
Mantova - Cinecity Mantova- P.le Beccaria 5
Rimini - Tiberio- V.le Tiberio 69
Roma - Nuovo cinema Aquila-Via l’Aquila 68
Rozzano (Mi) - Medusa multi cinema-Via S. Pertini 30
Sanremo- Ariston-Via Matteotti
venerdì 18 settembre 2009
vuoi sapere come va a finire?
...segnalando un "simpatico" sito (e relativo libro) in cui, con dissacrante ironia, vengono smantellati in 2 secondi finali e sensi ultimi dei film, in pratica tutto ciò che nella maggior parte dei film "illusionistici" ci tiene attaccati alla poltrona col fiato sospeso.
Personalmente non ricordo mai le anticipazioni che leggo, le indiscrezioni che ascolto, e quando le ricordo, quella memoria si auto-cataloga in un archivio troppo vasto e disordinato per poter essere consultato. Un archivio costruito sulla base di informazioni troppo astratte per poter contaminare l'innocenza della visione concerta. "Spoilerate" quanto volete, ma non riuscirete a rovinarmi il gusto di arrivare fino alla fine del film, nè la speranza che potesse finire diversamente.
-http://www.spoilerin.com/sp/
domenica 13 settembre 2009
off_Venezia
- Leone d’Oro per il miglior film: Lebanon di Samuel MAOZ (Israele, Francia, Germania)
- Menzione Speciale: Aadmi ki aurat aur anya kahaniya (The man’s woman and other stories) di Amit DUTTA (India)
- Menzione speciale: Felicità di Salomé Aleksi (Georgia)
- Premio Persol 3-D al film The Hole di Joe Dante (Usa)
fonte: http://www.labiennale.org/it/cinema/index.html
premi collaterali: http://www.labiennale.org/it/cinema/news/collaterali.html
articoli:
-http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20090912/pagina/12/pezzo/259713/
-http://www.unita.it/news/culture/88321/al_soul_kitchen_di_fatih_akim_si_mangia_male_e_si_ride_molto
giovedì 10 settembre 2009
Venezia/Svezia/Italia: Videocrazy di Erik Gandini
Videocrazy
di Erik Gandini
Nell'ormai quotidiano attacco della stampa estera all'Italia e al suo Divo, presidente del consiglio Silvio Berlusconi, si insinua un inconsueto punto di vista esterno/interno, quello di un brillante documentarista italiano, Erik Gandini, che da qualche anno guarda alle faccende del "bel" paese con un cannocchiale spietato: la Svezia; Videocrazy ultimo documentario presentato nel contesto della Mostra del Cinema di Venezia, è il frutto di quello sguardo.
In attesa di vederlo e poter riportare un'impressione, esorcizzo la curiosità con un piccolo contributo all'inquadramento dell'autore, alla sua opera, soffermandomi in particolare sull'ottimo Surplus.
Infine posto alcune recensioni a Videocrazy dedotte dalla sezione dedicata al Festival del Cinema di Venezia su Repubblica.it.
Biografia: Nato a Bergamo nel 1967, si trasferisce in Svezia all’età di 18 anni dove vive tutt’ora. Il suo primo documentario, RAJA SARAJEVO realizzato nel 1994, narra la storia di un gruppo di giovani amici nella Sarajevo assediata. Il documentario è stato realizzato con una piccola telecamera hi-8 durante la guerra. Da allora Gandini ha realizzato documentari che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti in ambito internazionale. NOT WITHOUT PRIJEDOR, 1996 AMERASIANS, 1998 SACRIFICIO-Who betrayed Che Guevara? 2001 SURPLUS-terrorized into being consumers 2003 Vincitore del Silver Wolf all’International Documentary Filmfestival di Amsterdam Il suo ultimo lavoro è GITMO-THE NEW RULES OF WAR, co-diretto con Tarik Saleh e presentato in anteprima all’IDFA di Amsterdam dove è stato inserito nelle prestigiose sezioni ”Joris Ivens” e Amnesty International Award. GITMO ha vinto il primo premio al Seattle International Film Festival 2006 ed il gran premio della giuria al Miami Film Festival 2006.
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Già vincitore di diversi premi internazionali con il suo doc/videoclip Surplus – Terrorized Into Being Consumers, in cui la società contemporanea viene mostrata e analizzata al ritmo dei battiti dello spettacolo del consumismo e dei meccanismi di potere. Le tematiche che sottendono ai movimenti no-global, le denunce rivolte alla gestione e al consumo folle delle risorse mondiali, denaro, inquinamento, il "caso" cubano (alter ego), sono in qualche modo incanalate nel flusso di un sostrato ideologico-filosofico, che non coincide necessariamente con quello dell'autore, ma che l'autore utilizza come chiave di lettura dell'oggetto in esame: parte massiccia del documentario è, infatti, occupata da un'intervista all'intellettuale anarchico John Zerzan, ideatore del "Primitivismo", considerato erroneamente come l'ispiratore dei Black Bloc, sulla scorta delle fondamenta e degli enunciati del proprio pensiero, che sostanzialmente propone un ritorno alla fase preistorica dell'uomo, all'età della pietra, una sorta di passo indietro, di azzeramento del processo di civilizzazione, visto come processo di distruzione del pianeta, e di allontamento dalla natura dell'uomo. "Come mai la gente cerca di protestare, di fare qualcosa? Non si tratta di violenza insensata. L'insensatezza è starsene seduti a farsi canne guardando Mtv, per poi trovre un lavoro, fare i pecoroni. Quella è violenza per me".
Il carattere irrazionale del sistema capitalistico, le sue contraddizioni sono denunciate in modo palese attraverso un montaggio/commento alla Debord, con l'accostamento di immagini riprese dalla realtà banale e quotidiana e nel contempo ufficiale, chiamate a rappresentare la welthanshaung del sistema che si sta sarcasticamante illustrando.
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Autore: Giacomo Vallati - Testata: Avvenire
(...) "Videocracy - Basta apparire" (...) nel tentativo di dimostrare che "Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto, caratterizzato dall'unione fra politica e in trattenimento televisivo", è alla prova dei fatti molto poco "documentario". Pur partendo da non originali ma in larga rarte condivisibili considerazioni sul gusto spesso vacuo e volgare di molti programmi delle tv commerciali, non riesce alla fine ad approfondire in maniera davvero soddisfacente e originale il tema annunciato. Peggio: nel tentativo di farlo, dà ampio spazio proprio a quei criticabili personaggi che hanno contribuito al suddetto imbarbarimento (...) Alla fine, insomma, ci si trova con un lavoro a metà. Non abbastanza profondo per indagare davvero l'annunciato binomio (...) e non abbastanza originale per risultare un interessante operazione cinematografica, pur con la sua valenza militante. Rai e Mediaset hanno rifiutato gli spot del film. E in questo modo gli hanno dato un ulteriore valore politico. Ne valeva davvero la pena?
Autore: Paola Casella - Testata: Europa
Difficile immaginare che cosa uno spettatore scandinavo capirà dell'Italia contemporanea vedendo "Videocracy"(...) (perché) "Videocracy" sceglie una narrazione sommaria e per molti versi superficiale della cultura dell'apparenza e dell'apparire che ha caratterizzato l'Italia berlusconiana, quella nata (o raccontata?) con le tv private e gli spogliarelli di "Colpo grosso" e culminata, secondo il documentario, con il sultanato di Lele Mora e la dannazione mediatica di Fabrizio Corona, raccontati come mostri contemporanei direttamente collegabili al sistema di disvalori promossi dal premier quando era ancora "solo" un imprenditore televisivo. (...) Il problema del documentario, oltre ad una inspiegabile lentezza nel montaggio e a uno scarso senso estetico nel posizionare la cinepresa, è quello di non arrivare veramente al nocciolo della questione nel descrivere l'importanza del controllo delTimmagine nell'ascesa di un potente, come invece ha fatto magistralmente (e con essenziale brevità) Marco Belpoliti nel suo saggio "Il corpo del capo". E nel contempo arrivare al limite della glorificazione di ciò che Gandini apparentemente disprezza: Fabrizio Corona viene raccontato come un modello, negativo sì, ma efficace e carismatico. Quanti ragazzi, vedendo "Videocracy", avranno voglia di imitarlo?
Autore: Boris Sollazzo - Testata: Film TV
(...) Eccola l'Italia spiegata a uno straniero da un italiano che all'alba dell'Era Berluscoide è andato in Svezia. Gandini non è come noi, non si è abituato. Non ha smesso di indignarsi solo perché il futuro sarebbe stato peggiore del presente. Ha la filmografia (da "Gitmo" a "Sacrificio", passando per la Bosnia) di chi conosce l'orrore di un mondo che precipita sorridendo. E non ha paura di sporcarsi le mani per scendere negli ingranaggi e arrivare al sistema. Il nemico non è Berlusconi, ma questa Italia. Un Paese di morti viventi che merita solo una Corona di spine.
Autore: Alberto Crespi - Testata: l'Unità
(…) L’unico momento cinematograficamente forte di "Videocracy " è un’intervista a Lele Mora nella quale il noto agente di personaggi televisivi, dopo aver paragonato Berlusconi a Mussolini a tutto vantaggio di quest’ultimo, si dichiara «mussoliniano» e mostra alla telecamera il display del suo telefonino sul quale, al suono di "Faccetta nera", appaiono svastiche, croci celtiche e orrori del ‘900 assortiti. E dietro tutto ciò, il volto di Mora, sorridente e pacioso. Ecco, quello è un momento in cui si ha la sensazione di guardare negli occhi il Male, un Male tanto più pericoloso in quanto ridicolo e apparentemente innocuo. Sono cose che sapevamo, ma che è utile ripassare. In Svezia, penseranno che l’Italia è un manicomio in cui i pazzi hanno preso il potere, e forse andranno in ferie altrove. A voler censurare Gandini dovrebbero essere gli albergatori, non la Rai.
martedì 18 agosto 2009
UNA GIORNATA PARTICOLARE: ADDIO TULLIO
1928-2009: La scomparsa di Tullio Kezich.
Tullio Kezich
Una giornata particolare
di: Ettore Scola
1977
Cosa accade nel mondo reale, mentre nell'Italia fascista si tiene la parata in onore di Hitler in viaggio in Italia nel 1938?
Antonietta, moglie e madre di sei figli, e Gabriele, un omosessuale che sta per essere mandato al confino, sono gli unici abitanti dell'immenso condominio romano rimasti a casa.
Gabriele è un ex annunciatore radiofonico, licenziato perchè disfattista e con tendenze depravate, è omosessuale, è antifascista, è un uomo solo in attesa di essere mandato al confino, è sul punto di suicidarsi quando Antonietta bussa alla sua porta (è un personaggio che tocca due tabù del cinema fascista: l'omosessualità e il suicidio).
Antonietta è ignorante, inquadrata nel proprio ruolo di moglie e di madre, di cittadina dello stato fascista; cultrice feticista del mito marziale di Mussolini, cattolica, puritana.
Ma non tutto è come sembra: Antonietta è in realtà incontaminata e fragile, c'è una debordante umanità dietro le idee scolpite sul guscio fragile della società fascista, guscio rotto dalla sincerità e dalla sofferenza dello sguardo e delle parole di Gabriele.
Dopo un prologo documentario, con le immagini di Mussolini in compagnia di Hitler durante la visita in Italia, il film di finzione vero e proprio ha soltanto due momenti di contatto con il regime: un album di fotografie del duce minuziosamente raccolte da Antonietta, e la presenza ossessiva del commento radiofonico all'evento del giorno, alter ego degli schermi inspegnibili in 1984 di Orwell, il quale, a ben guardare, è il sostrato ideologico-narrativo dell'intero film (un uomo e una donna che si osservano, che dissentono ad un regime totalitario in modo solitario, silenzioso, cercando di nascondersi agli sguardi indiscreti dei garanti della moralità e del partito; poi l'incontro, il contatto e l'erotismo come trasgressione; il finale tragico).
Le fotografie del duce sono il simbolo del rapporto superficiale e infantile che intercorre tra popolo e potere, un consenso non ragionato, ma passivo; Antonietta è impreparata e scossa quando posta di fronte agli interrogativi e alle perplessità di Gabriele.
L'album di fotografie, segni della fedeltà al duce della protagonista, è parziale, frammentaria, ma esaustiva della mentalità costruita e in costruzione durante il fascismo, mentalità che si pone come punto nevralgico nella formazione della cultura italiana.
▼L'uomo non è uomo se non è marito, padre, soldato.
Il concetto di virilità scandisce il ritmo della propaganda fascista ed è la chiave espressiva utilizzata dall'autore per verificare la propria ipotesi. Se lo stato fascista ordina e stabilisce il criterio di selezione di un'umanità giusta o sbagliata, lo stato fascista ordina e indica gli esclusi per natura o per scelta. Una giornata particolare è la storia di questi esclusi, è la giornata di chi rimane fuori dall'ufficialità, da chi di fatto è fuori dalla società.Chi meglio di una donna e di un omosessuale possono personificare il "non-virile", il femmineo?
C'è una lettura moderna della questione femminile e omosessuale, possibile solo alla luce degli sconvolgimenti della morale e della società italiana tra 1960/1970, ancora affrontate con l'espediente dell'ambientazione in epoca fascista in cui i pregiudizi sessuali e le resistenze della cultura maschilista hanno una naturale e spontanea collocazione; viceversa una chiave di lettura sul senso profondo del fascismo, sul suo significato ontologico, può essere fornita proprio a partire dalla metafora erotica e marziale del Duce (così come di recente Vincere di M. Bellocchio).
▼Inconciliabile con la fisionomia e la psicologia femminile il genio è soltanto maschio.
▼Donne fasciste voi dovete essere le custodi del focolare.
